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Testimonianze

Con Maria, sotto la croce, sperimentiamo la Grazia
07 luglio 2013
Una figlia attraversa l'esperienza della sofferenza per la malattia del padre. La scoperta che Gesù non ci ha ingannati e vince nonostante il dolore

di Francesca  Bisogno
 
Ormai è nella Luce, lo so. lo credo. Mio papà è nella Gioia senza limiti, ma non si dimentica di me e di noi tutti, ci è molto vicino.
Il 21 dicembre 2012 per qualcuno il mondo è finito davvero, in questo caso è finito per mio padre. E in qualche modo anche per noi familiari. Un ictus improvviso, la iniziale previsione ottimistica di ripresa e riabilitazione, e poi, pian piano, un peggioramento, una complicazione gravissima che lo ha portato, dopo vari giorni di calvario, alla morte. Fin qui, la descrizione solo umana e solo di informazione di ciò che è successo. Ma ora vorrei condividere con te che stai leggendo alcune delle cose che questo calvario ha portato in questa situazione. Prima di tutto, dall’inizio dell’ictus improvviso, quasi subito io, e non solo io, ho ricevuto la Grazia di stato. E ho sperimentato che è vera, è vero, esiste, e viene data non prima, ma durante ciò che avviene.


 
Spesso noto che quando si soffre si tende a parlare della Grazia di stato poco o quasi per niente, come se solo il dolore facesse parte di quei momenti, di quei giorni, di quegli stati d’animo. Eppure, se si cerca, pregando Dio, di rimanere aperti a Lui, anche nel massimo del dolore, si può sperimentare che la Grazia di stato c’è, arriva. Io personalmente l’ho percepita anche come un continuo lungo “abbraccio” spirituale di Gesù, anche insieme alla preoccupazione, alla tristezza, allo scoraggiamento. La Grazia di stato fa tanto bene a chi la riceve e la vive, ma anche a chi intorno, anche sconosciuto, interagisce in qualche modo con chi soffre, perché è Amore donato che sostiene e “lavora” in noi anche mentre soffriamo tremendamente. Ho capito che è importante, anche mentre c’è la sofferenza, cercare di testimoniare, trasmettere, condividere questa realtà della Grazia di stato, fa bene sia a chi la vive sia a chi da fuori partecipa in qualche modo a ciò che sta succedendo. E se qualcuno sta soffrendo e non la percepisce, provi a chiedere con tutto se stesso di poterla riconoscere e vivere, è una grande consolazione e “forza” anche mentre si soffre, anche mentre le cose umane non cambiano ma peggiorano. Vedere soffrire così tanto mio papà e in così tanti modi in un tempo relativamente breve e improvviso, è stata sicuramente una sofferenza indescrivibile, nella quale tante emozioni si mischiano, dalla rabbia e impotenza, alla paura, alla sofferenza, alla tristezza, ai dubbi di fede. Si i dubbi di fede: perché come sappiamo già finché si è sereni, senza grandi problemi, finché ci si sente con tante risposte, con tante sicurezza umane, finché non veniamo toccati dal dolore e dalla prova in modo “scarnificante” per l’anima, è facile credere, dire si a Dio, entusiasmarsi, e comunque avere la certezza che niente di troppo devastante e doloroso potrà succederci se crediamo in Lui e amiamo. Invece… invece penso che una delle prime illusioni pericolose che cade davanti a dolori e calvari particolarmente forti sia proprio la nascosta idea, in qualche parte dentro di noi, che in fondo se seguiamo Dio, se ci impegniamo, se facciamo parte di gruppi, se preghiamo e ci comportiamo “bene” se… se… in teoria saremo “trattati” con più gentilezza dal dolore, in fondo non saremo così tentati di perdere la fede o di sentirci quasi disperati, perché in fondo ci siamo impegnati tanto, ci stiamo impegnando tanto, conosciamo in teoria le risposte a come vivere la croce e che comunque Dio ci ama e ci sostiene e magari siamo stati anche tentati, davanti a situazioni di persone che soffrono fortemente, di “zittirle” in buona fede rimproverandole perché non si fidano di Dio o di consolarle solo con frasi generiche e risposte teoriche di fede senza tenere conto anche delle loro emozioni ed esigenze. E non ci siamo accorti di essere passati nella vita di quelle persone, o di farlo ora, lasciandole da parte nostra un po’ sole umanamente, perché forse infastiditi e impauriti, cosa comprensibile, da tanto dolore e tentazione di rabbia da parte loro verso Dio e la sofferenza. Ma la croce per chi vuole è una grande “maestra” spirituale. Quando il dolore toglie quasi il respiro dell’anima, ci si accorge che nessuno di noi è più “bravo” o meno esposto al dolore e anche a forti tentazioni di disperazione e rabbia, di dubbi di fede forti. E Gesù non ci ha ingannati, ce lo ha detto nel Vangelo che avremo tribolazioni, ma anche che Lui vince, vince nonostante il dolore. Lui vince e io posso testimoniare che è proprio così: nel vedere mio padre che pian piano ma anche velocemente stava sempre più male, dopo le previsioni ottimistiche di riabilitazione in qualche mese, e nel capire con largo anticipo ma sempre più chiaramente che stava avvicinandosi alla morte a grandi passi, ho avuto, in particolare in alcuni giorni, forti tentazioni di perdere la mia fede in Dio, e mi sono anche arrabbiata con Dio, ma ho capito che Lui mi capisce, per tutto quello che stava succedendo.


 
E proprio negli ultimi giorni di vita di mio padre, che era diventato talmente grave per una complicanza che era in coma e intubato, proprio in quegli ultimi giorni che avevo tanta paura di continuare ad andarlo a trovare perché temevo di soffrire troppo ancora di più e temevo di perdere definitivamente o quasi la mia poca fede, mi è venuta incontro Maria, la Madonna. In un modo particolare, spirituale:  l’immagine di Maria che va e sta sotto la croce del Figlio, e che ci rimane; e ho sentito soprattutto spiritualmente una forte “spinta” e invito di Maria a fare come Lei: ad andare fino in fondo, sotto quella croce, davanti a quel vetro freddo di rianimazione, e chiedendo insistentemente aiuto a Dio e a Maria, sono andata a trovare mio padre anche in quella situazione, e mentre lo guardavo da dietro il vetro, mentre lo vedevo in una immagine straziante, intubato e in coma, ho percepito fortemente che insieme a lui, lì, in quella sala di rianimazione, insieme a noi, c’era davvero Dio, c’era una Presenza viva che donava Luce e Pace, e non ero nello stato d’animo in quel momento per essere serena umanamente, eppure sono uscita da quell’ospedale serena, perché avevo sperimentato e capito che davvero Dio c’è, davvero mio papà non era solo, e invece di perdere la mia fede, la mia fede si è rafforzata, tanto che ho pensato sorridendo che conviene sempre seguire Maria fin sotto la croce, a patto però che ci si vada con Lei, chiedendoLe di reagire come Lei e vedere la croce, anche la più pesante, come l’ha vista e vissuta Lei. Penso che tante volte ognuno di noi non sperimenta fino in fondo quella Pace promessa da Gesù anche nelle tempeste, anche perché non vogliamo, per comprensibile paura o terrore, andare con fede e con Maria fino alla croce, ci fermiamo prima, ci fermiamo ai nostri ragionamenti, ai nostri dubbi, alle nostre difese e certezze. E ciò penso succede anche quando si tratta di andare a trovare persone malate o sofferenti, quando sentiamo pesantezza e temiamo di annoiarci o soffrire o non saper cosa dire, ancora una volta perché ci vogliamo andare solo con noi stessi, con le nostre idee e convinzioni su cosa vuol dire consolare o stare vicino a chi soffre. E anche quando avevo davvero tanta paura di andare alla camera ardente, ci sono andata, e ho capito meglio che davvero che chi muore non è più in quel corpo, ma va verso la Luce. Ancora oggi, insieme alla forte sofferenza che vivo, credo e percepisco mio padre vicino, nella Luce, felice, e molto attento a tutti noi che gli vogliamo bene. Sono contenta anche di aver potuto dire a mio papà, mentre ancora era vivo, in quei giorni, tante cose che avrei voluto dirgli, e di avergli potuto chiedere scusa per alcune cose. Sembra scontato, ma vorrei condividere quanto sia bello e importante far sapere continuamente alle persone, compresi i nostri cari, quanto vogliamo bene loro, e dire loro le cose che gli diremmo, e fare per loro le cose che faremmo se il giorno dopo non le vedessimo più. E’ un buon modo secondo me per volere bene davvero ogni giorno, senza aspettare le occasioni particolari. Ogni momento è particolare e unico. Nonostante il grande vuoto e dolore che sentiamo per la perdita umana di mio papà, credo e percepisco spesso che lui mi è e ci è vicino, che è nella Gioia Eterna, e so che allora posso gioire, e posso testimoniare che davvero Dio c’è, che davvero qualunque dolore straziante possiamo vivere, il nostro Dio d’Amore ci sarà vicino, e chiedo per me e per tutti voi la Grazia di poter sempre credere e accorgerci con pace e gioia che anche contemporaneamente alla sofferenza e alla morte, anche in quei momenti, Dio ci fa dei doni belli, e ci rimane vicino, e ci ama. 




«La presenza di Maria» - Registrazione del Tribunale di Monza n. 2009 del 9/12/2010
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